FEDERTERME al GOVERNO e alle REGIONI: “Per evitare che la crisi si abbatta sull’industria termale serve un tavolo con Governo e Regioni per trovare risposte urgenti, chiare e utili e per realizzare un contributo concreto alla ripresa e alla crescita“

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FEDERTERME al GOVERNO e alle REGIONI: “Per evitare che la crisi si abbatta sull’industria termale serve un tavolo con Governo e Regioni per trovare risposte urgenti, chiare e utili e per realizzare un contributo concreto alla ripresa e alla crescita“

 

logo FederTermeLa richiesta di aprire “in tempi brevissimi” un tavolo di trattativa tra Governo, Regioni, Federterme e OO. SS. di settore, è stata rinnovata dal presidente di Federterme, Costanzo Jannotti Pecci, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e a tutti i ministri interessati.
Sottolineata la congiuntura negativa del comparto (calo di presenze del 10%, degli investimenti del 4,4% e dell’occupazione del 2,2%), Jannotti Pecci ha ricordato la richiesta che Federterme ha avanzato al Coordinamento Interregionale degli Assessori alla Sanità, da ultimo, il 27 maggio u.s., di avviare la trattativa per il rinnovo – per il triennio 2010/2012 - delle tariffe che il Servizio Sanitario Regionale riconosce per le cure termali erogate con oneri a suo carico, scadute fin dal 31 dicembre 2009.

“Un ragionevole recupero dell’incremento dei costi di produzione verificatosi nel periodo considerato – scrive Jannotti Pecci - consentirebbe alle imprese di disporre delle risorse necessarie ad affrontare, tra l’altro, il rinnovo del CCNL dei dipendenti del settore, scaduto nello scorso mese di giugno e per il quale Federterme non è, al momento, in condizione di aprire alcuna trattativa, con l’evidente rischio di acuire tensioni sociali già presenti in alcune aree del sistema”.

“Ad oggi, però, la nostra richiesta non ha avuto riscontro. Siamo consapevoli delle esigenze di stretto controllo della spesa sanitaria pubblica, unitamente alla necessità di non gravare i bilanci delle Regioni sottoposte ai piani di rientro da parte del Governo, ma siamo altrettanto consapevoli del fatto che la spesa termale è, forse, l’unico segmento di detta spesa che, almeno nel corso degli ultimi dieci anni, è stato sottoposto ad un rigido e contestuale controllo da parte delle Regioni, da un lato, e dei Ministeri della Salute e dell’Economia, dall’altro, con l’imposizione del ticket più alto di qualsivoglia altra prestazione (€ 50,00)”.

“La destinazione di una quota di risorse – precisa Jannotti di Federterme - per l’incremento delle tariffe termali da parte delle Regioni, con l’assenso del Governo – destinazione che, fino ad ora, non è sembrata percorribile più per un insieme di veti incrociati tra Amministrazioni, evidentemente più attente ad una visione ragionieristica e parcellizzata che sostanziale, dell’economia del nostro Paese - servirebbe a fornire quel minimo impulso che porrebbe il settore termale in condizione di continuare a fare la sua parte, sia nell’ambito del sistema sanitario che di quello turistico nazionale, del quale, pure, rappresenta una componente importante pari al 5,4% del relativo PIL”.

L’onere che le casse dello Stato sostengono per le cure termali - fa rilevare Jannotti Pecci - rappresenta appena lo 0,15% dell’intero ammontare del Fondo Sanitario Nazionale.

 

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